Italia.it ha chiuso e non è solo l’epilogo dell’ennesimo scandaluccio all’italiana: è “piccola” immagine dell’incapacità di una classe dirigente, la nostra.
In sintesi: Italia.it doveva essere il portale di promozione del turismo italiano nel mondo. Come per ogni realizzazione pubblica viene indetta una gara (febbraio 2005). Se la aggiudica una RTI (Raggruppamento Temporaneo d’Impresa) guidato da IBM nel settembre 2005 con un impegno: mettere il portale on line in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.
Febbraio 2006, arrivano le Olimpiadi, ma non il portale, per il quale ci vorrà ancora un anno di lavoro.
Febbraio 2007: parte Italia.it, e contemporaneamente partono i nervi di centinaia di blogger ed esperti del settore. Italia.it è incompleto, soffre di errori (tecnici ed editoriali) enormi. Dall’animazione (inutile) che non si visualizza su alcuni browser, alle informazioni errate o vecchie, ai pezzi editoriali da pizza, sole, mare, spaghetti e mandolino che non appassionerebbero più nemmeno un emigrante ottantenne di Buenos Aires.
Quella della blogosfera è solo la risposta stizzita di tante volpi che, non potendo arrivare all’uva, dicono che non è ancora matura? Non proprio: Italia.it infatti pare sia costato 39 milioni di euro (di cui 100.000, cifra sicura, solo per il fantastico cetriologo). Dico pare perché, danno oltre la beffa, quando un gruppo di cittadini ha chiesto di sapere quanto fosse effettivamente costato il portale, la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi ha detto che non si può.
Volete sapere la motivazione? Non sussisterebbe il diritto alla trasparenza perché non esiste un “interesse qualificato che giustifichi la cognizione di determinati documenti”.
Dite la verità: c’eravate cascati anche voi con la storia dei soldi delle vostre tasse che finanziano servizi per il vostro interesse.
Prendendo comunque la cifra per buona (e non c’è motivo di dubitarne per chi è un minimo dentro a quei tipi di mercati), fanno 106.800 euro al giorno per ogni giorno di attività. La stessa quantità di soldi, in mano ad un qualsiasi ventenne della Silicon valley, si moltiplicherebbe con percentuali a due cifre nel giro di due anni. Banale. Meglio la nostra creatività: un bel portale inusabile e inutile. We call it The Italian Way.
E allora grazie Lucio Stanca, ex Ministro dell’Innovazione, grazie perché con quei soldi si potevano offrire PC e connessioni a 65.000 studenti italiani.
Grazie Silvio, re dell’efficienza imprenditoriale.
Grazie Rutelli, grazie per averci messo la faccia in questo spot e per non aver ascoltato le voci della blogosfera.
Grazie IBM.
E già che ci siamo grazie anche ai giornali per aver dato la notizia in prima pagina.
La prossima volta, se proprio dovete regalare 40 milioni di euro, pensatemi. Ho famiglia e con l’html me la cavo niente male.
Update: Ne parlano anche Anna Masera e Vittorio Pasteris.